Amico carissimo
Ti faccio i miei complimenti: puoi esserne orgoglioso. Se fossi sincero
fino infondo, dovrei anche dirti che sono un po’ invidioso, ma te lo dirò
un’altra volta.
Ritengo che l’opera, pur rispecchiando la tua visione dell’arte, da
intendersi come poetica della realtà; rafforzi le incontestabili
teorizzazioni sul grande astratto-grande reale e ne fa una sintesi
totalmente esplicita. Solo un’opera che si autorappresenta nella sua
totalità, può definirsi veramente astratta. Cosi pur nei limiti del mio
linguaggio mi permetto di fare lezione, anche se parlare ancora d’arte
come imitazione delle forme della natura o astrazione,sappiamo che lascia
tutto il tempo che trova.
In questo lavoro, si legge l’elogio della geometria pura e tuttavia,
riesci a dilatare i confini del concetto rigido della realtà, rendendola
duttile e partecipe dello spazio che la attraversa. In oltre, il gioco
della forma mutevole, risulta essere un piacevole inganno per la memoria:
ho visto un cubo o una sfera? Sarà la domanda ricorrente che qualche “mio
coetaneo” preso dal dubbio si farà, magari ripetendo il giro della
rotatoria per sincerarsene. Sicuramente con qualche strombazzata da chi
vuole la pista libera, per il suo suv diretto in tutta fretta al bar.
L’Arte comunque sa sorridere a tutti e speriamo che sia veramente femmina.
Ciao carissimo,complimenti ancora con un saluto alla tua compagna che mi
ha fatto piacere conoscere.Gigi Paracchini
Verolanuova 7 settembre 2011-09-2011 |